Solo il socialismo ci può salvare Giorgio Cremaschi

 

Solo il socialismo ci può salvare

 Giorgio Cremaschi Mimesis Edizioni, 2025



Cremaschi, Giorgio <1948- >

Solo il socialismo ci può salvare / Giorgio Cremaschi. - Sesto San Giovanni : Mimesis, 2025. - 243 p. ; 21 cm. - (Mimesis).) - [ISBN] 9791222322841.

SoggettiSOCIALISMO E CAPITALISMO
Dewey335.00905 SOCIALISMO E SISTEMI AFFINI. 21. secolo, 2000-2099

INDICE

 1. NON AVERE PAURA
 2. LIBERALFASCISMO
 3. OLIGARCHIA CAPITALISTA
 4. IL SOCIALISMO DEI LAVORATORI
 5. SEI ANCORA COMUNISTA, MA COME FAI?
 6. MODELLO I SRAELE
 7. LEGGI FASCISTISSIME
 8. IL SOCIALISMO DEI CAPITALISTI
 9. CONTRORIVOLUZIONE E SOCIALISMO
 10. IL BALLO E XCELSIOR È FINITO
 11. L ’ALTERNATIVA ALLA DESTRA È IL SOCIALISMO
 12. SE OTTO ORE VI SEMBRANO POCHE
 13. SANITÀ E SCUOLA PUBBLICHE
 14. LE DUE FACCE DELLA RETE
 15. CENTRO E PERIFERIE
16. MISERIA DEL RIFORMISMO
 17. CONTRO IL PATRIARCATO
 18. SOLO IL SOCIALISMO CI PUÒ SALVARE
 RINGRAZIAMENTI

Il capitalismo neoliberale può radicalizzarsi a destra, riarmarsi, impazzire, ma non può abolire la storia. Attualmente liberali e fascisti si contendono rabbiosamente la gestione di questo capitalismo occidentale in crisi e stanno creando un sistema di potere che non ha più nulla a che fare con la democrazia e che l’autore definisce “liberalfascismo”. Oggi che il pianeta è sottoposto a una crisi climatica che sconvolge la natura e mette in discussione la civiltà umana; oggi che lo sterminio del popolo palestinese viene assorbito nella normalità della politica; oggi che il riarmo e la guerra vengono esaltati; oggi che la crisi economica e sociale viene affrontata con i dazi, oggi emerge tutta la crisi della restaurazione capitalista iniziata più di cinquant’anni fa. E con questa crisi rinasce la necessità, e un poco alla volta anche la realtà, del socialismo. Quello che è stato fatto può essere ripreso, magari imparando dalla sua sconfitta. Solo rovesciando il sistema capitalista, solo riprendendo il percorso mondiale dei principi e delle idee del socialismo, l’umanità e il pianeta possono salvarsi dalla catastrofe che questi decenni hanno preparato. Solo il socialismo ci può salvare.
 Giorgio Cremaschi (Roma, 1948) è un sindacalista italiano. È stato presidente del Comitato centrale della Federazione Impiegati Operai Metallurgici, l’organizzazione dei metalmeccanici della CGIL, e portavoce nazionale di Potere al Popolo!. Collabora con l’Unione Sindacale di Base e partecipa a movimenti pacifisti e ambientalisti. Tra le sue pubblicazioni: Liberismo o libertà (con M. Revelli, 1998), Il salario è un furto (1999), Il regime dei padroni (2010), Lavoratori come farfalle (2014). Per Mimesis ha pubblicato: Liberalfascismo (2024).


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RECENSIONE



https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/33143-carlo-formenti-solo-il-socialismo-ci-puo-salvare.html

SINTESI BY CLAUDE 11-5-26

Ecco l'elaborazione completa dell'articolo di Carlo Formenti.


OCCHIELLO (parole chiave per post)

Socialismo o barbarie — liberalismo senza democrazia — guerra e riarmo — comunismo e sinistra radicale — Cina socialista — stallo strategico — virus liberale — terza guerra mondiale — Giorgio Cremaschi — CICIR


ABSTRACT PER PUNTI / CONCETTI CHIAVE

  1. Il pamphlet di Cremaschi come punto di partenza. Solo il socialismo ci può salvare (Mimesis) di Giorgio Cremaschi — portavoce di Potere al Popolo — rilancia lo slogan luxemburghiano "socialismo o barbarie" nell'attuale fase di guerra permanente: Ucraina, Gaza, Iran come preludi di un conflitto mondiale.

  2. L'Unione Europea come agente bellicista. Formenti condivide la denuncia cremaschiana dell'UE: scelta del riarmo come risposta alla crisi economica, subalternità a Washington, complicità col genocidio israeliano, revisionismo storico (equiparazione nazismo-comunismo nel 2019).

  3. La critica al termine "liberal fascismo". Formenti problematizza la categoria usata da Cremaschi: il termine ha una storia precisa (III Internazionale) e rischia di essere improprio nell'attuale contesto. La sua proposta: i regimi occidentali sono semplicemente liberali, perché il liberalismo senza democrazia è per sua natura reazionario; il binomio liberalismo-democrazia era un compromesso contingente, estorto dalle lotte operaie e poi spazzato via dalla controrivoluzione neoliberista.

  4. La sinistra ufficiale come corresponsabile. La social-democrazia non ha "conservato" nulla: ha attivamente smantellato diritti, servizi pubblici, protezioni del lavoro. La sua conversione al liberalismo era inscritta nel codice genetico ben prima degli anni Ottanta (da Berlinguer alla repressione delle lotte da parte di Lama). Il risultato: oggi esistono "solo due destre".

  5. Il soggetto della trasformazione: nodi irrisolti. Formenti confronta due visioni: quella di Cremaschi (centralità della nuova classe operaia, logistica, terziario) e quella di Brancaccio (Libercomunismo), dove il soggetto antagonista è una "moltitudine" intersezionale che rischia di diluire la classe fino a farla scomparire. Entrambe, secondo Formenti, convergono di fatto sulla concezione negriana, falsificata dall'impotenza dei "nuovi movimenti".

  6. Il virus liberale nella sinistra radicale. I movimenti (da Occupy a Black Lives Matter, dai gilet gialli alle primavere arabe) non evolvono in processi anticapitalisti perché la cultura woke — mentalità identitarie, individualiste, liberali — si incista nelle fila della sinistra radicale stessa. Anche il femminismo mainstream si è allineato ai valori del liberalismo occidentale.

  7. Il documento del CICIR e lo "stallo strategico". Formenti analizza il documento del China Institute of Contemporary International Relations (maggio 2026), che teorizza un nuovo equilibrio Cina-USA fondato sull'interdipendenza: le due economie non possono distruggersi senza danneggiarsi reciprocamente. Il concetto di "stallo strategico" — ripreso da Mao — implica che la Cina ha già superato la fase difensiva e si avvicina alla controffensiva, ma preferisce la coesistenza pacifica all'escalation.

  8. La Cina socialista come garanzia contro la guerra globale. Per Formenti, la sola esistenza di una grande potenza socialista come la Cina — meno ricattabile economicamente degli USA rispetto all'URSS proprio per le peculiarità del suo modello — è la principale assicurazione contro la degenerazione delle guerre regionali in conflitto planetario.


ANALISI CRITICA FINALE

L'articolo di Formenti è un testo di rara densità politico-teorica, che usa la recensione del pamphlet di Cremaschi come pretesto per articolare una posizione autonoma e sistematica. I suoi meriti sono considerevoli: la diagnosi del "virus liberale" che contamina la sinistra radicale è lucida e difficilmente confutabile; la critica alla categoria di "liberal fascismo" ha un fondamento teorico solido e serve a evitare equivoci tattici rilevanti (se il problema è il fascismo residuale, depurandosene il sistema diventa accettabile; se il problema è il liberalismo, lo scontro è strutturale e irriducibile). Meritevole anche il tentativo di ancorare il discorso sulla Cina a un documento concreto e recente — il testo del CICIR — piuttosto che a mere impressioni ideologiche.

Rimangono però alcune tensioni irrisolte. La prima riguarda il soggetto politico: Formenti confessa candidamente di non sapere cosa proporre "in assenza di un soggetto politico con cui riconoscermi", il che è un atto di onestà intellettuale raro, ma segnala anche il limite di un'analisi che sa diagnosticare meglio di quanto sappia prescrivere. La seconda tensione riguarda l'ottimismo riposto nella Cina: l'ipotesi che lo "stallo strategico" produca coesistenza pacifica presuppone una razionalità strategica della classe dirigente americana che Formenti stesso mette in dubbio, evocando l'integralismo escatologico neocon. Il rischio è che la speranza nella Cina come "deus ex machina" sostituisca, sul piano analitico, la difficile costruzione di un soggetto antagonista occidentale. Infine, la critica alla "moltitudine" negriana — corretta — non risolve il problema di come articolare oggi classe operaia e movimenti sociali in una formazione egemonica: liquidare il problema come "convergenza di fatto con Negri" non scioglie il nodo, lo aggira.

In definitiva, si tratta di un contributo necessario al dibattito della sinistra radicale italiana — specie per il rigore con cui rifiuta le categorie comode — ma che resta, per ammissione stessa dell'autore, più adatto a sgombrare il campo dagli equivoci che a indicare una via d'uscita.




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