Guerra profonda Arturo Di Corinto
Arturo Di Corinto, Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, Prefazione di Roberto Baldoini, Luiss University Press, Roma, 2026, pp. 220, € 22,00
2026 Luiss University Press - Luiss Guido Carli
ISBN 9791255964278
LUISS University Press
RECENSIONI
Guerra algoritmica, sovranità digitale e costruzione di immaginario
di Gioacchino Toni
Arturo Di Corinto, Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, Prefazione di Roberto Baldoini, Luiss University Press, Roma, 2026, pp. 220, € 22,00
Risulta ormai evidente come l’importanza assunta dalle tecnologie digitali nell’esercizio del potere contemporaneo abbia di fatto esteso all’ambito tecnologico la competizione internazionale tradizionalmente riservata ai piani commerciale e militare.
Essendo estremamente difficile pensare che un’entità nazionale possa raggiungere la piena autosufficienza tecnologica – che presupporrebbe la totale autonomia progettuale, la forza per imporre standard globali di funzionamento, il completo controllo delle infrastrutture e dei mercati necessari alla distribuzione e all’utilizzo delle tecnologie, oltre che la disponibilità dei materiali necessari –, ecco dunque presentarsi in tutta la sua rilevanza il problema della sovranità digitale affrontato da Arturo Di Corinto nel volume Guerra profonda (Luiss, 2026).
Ogni Paese che ambisca al mantenimento di un ordinamento democratico si trova oggi a fare i conti sia con un livello crescente di dipendenza tecnologica da sistemi progettati e governati secondo logiche disinteressate ai principi democratici sia con una concentrazione di potere tecnologico nelle mani di poche corporation globali private. A fronte di tale contesto, il volume di Arturo Di Corinto mette in luce come cybersicurezza, informazione digitale e nuove tecnologie stiano ridefinendo profondamente le dinamiche contemporanee del conflitto e della competizione internazionale.
La guerra contemporanea è combattuta con algoritmi, satelliti e troll farm, il che ha esteso il campo di battaglia a device digitali, social e banche dati. Una guerra che ricorre a «software e algoritmi, intelligenza artificiale, dispositivi informatici e piattaforme digitali per sviluppare strategie politiche ed economiche, ma anche interventi militari, operazioni cibernetiche e di influenza informativa» (p. 22). Una guerra algoritmica, la definisce Di Corinto, in quanto basata sulla «capacità di macchine “intelligenti” di raccogliere e analizzare enormi quantità di dati, prendere decisioni, e agire in modi che sopravanzano le capacità umane in termini di velocità e complessità, estraendo informazioni generate da personal media e social network e arruolando le Big Tech nei conflitti moderni che usano gli utenti di Internet come terminali di senso e soldati passivi nella guerra dell’informazione» (p. 22).
Una volta delineata l’importanza assunta dalla sovranità digitale nel contesto contemporaneo e spiegato come ogni guerra possa dirsi ibrida, in quanto disposta a ricorrere ad ogni mezzo necessario per avere la meglio sul nemico, dalle armi da fuoco alla manipolazione dell’informazione, Di Corinto approfondisce i concetti di guerra cibernetica, guerra algoritmica, guerra cognitiva, spiega le differenze tra infowar, netwar e cyberwar, evidenzia il coinvolgimento dei civili nei conflitti cibernetici, tratteggia l’evoluzione dell’hacktivism come fenomeno sociale per poi illustrare il ruolo di hacker e hacktivisti nei conflitti russo-ucraino e mediorientale, a riprova di come il mondo cyber sconfini nel mondo fisico.
Quando si parla di cyberwar si fa riferimento agli attacchi informatici finalizzati a danneggiare le risorse della nazione nemica: si tratta, dunque, sottolinea Di Corinto, di una guerra ibrida che oltrepassa l’ambito cyber coinvolgendo i domini di terra, mare, cielo e spazio impattando sull’economia, sulla politica e sull’informazione, e che arruola i civili, singoli od organizzati, rendendoli attivamente protagonisti trasformandoli in «terminali di una rete di produzione di senso e di intervento attivo nei conflitti» (p. 50). Ogni conflitto cyber impatta sullo spazio cognitivo del nemico, dunque l’informazione, sia giornalistica sia delle reti sociali, assume un ruolo centrale nella sua conduzione.
Per quanto la disinformazione nasca ben da prima dell’era digitale, è innegabile che il fenomeno si sia ampliato a dismisura con l’avvento dell’informazione digitalizzata, del web e dell’intelligenza artificiale impattando in maniera inedita sull’opinione pubblica e sulla stabilità sociale. In un contesto in cui proliferano fake news e realtà alternative, l’opinione pubblica tende a essere modellata più dagli impulsi emotivi, dalle credenze personali e dalle relazioni sociali (soprattutto digitali). Questo alimenta un meccanismo psicologico di conferma delle informazioni acquisite prescindendo dall’oggettività e dalla verificabilità dei fatti. Inoltre, il ricorso preferenziale alle sintesi prodotte dai sistemi di intelligenza artificiale per l’informazione e la formazione personale risente dell’autoreferenzialità di un sistema IA che spesso elabora le sue risposte a partire da informazioni prodotte da altri sistemi di IA, contribuendo a plasmare un immaginario collettivo incurante dell’attendibilità delle fonti e dell’oggettività e verificabilità dei dati su cui si struttura.
La guerra algoritmica, come detto, è una guerra ibrida combattuta anche a livello cognitivo che, alla luce del ruolo di primo piano giocato dalle grandi corporation tecnologiche private, mette gli Stati di fronte al problema della sovranità digitale. In particolare, quando si parla di guerra cognitiva, scrive Di Corinto, si fa riferimento allo «sfruttamento dell’opinione pubblica, da parte di un soggetto esterno, allo scopo di influenzare le politiche pubbliche e governative e destabilizzare le istituzioni pubbliche» (p. 87). Tale tipo di guerra ha lo scopo di intervenire sui processi cognitivi, sulla percezione pubblica e individuale degli eventi generando paura, malcontento, frustrazione e rabbia causando proteste, rivolte, instabilità sociale e politica.
Esempi di guerra cognitiva, almeno a parere di chi scrive, si possono individuare nelle cosiddette rivoluzioni colorate supportate, quando non orchestrate direttamente, da forze occidentali, soprattutto statunitensi, in alcuni Paesi post-sovietici ma anche, a livello interno – si potrebbe parlare in questo caso di guerra civile cognitiva – nella costruzione da parte dell’alt-right statunitense dell’immaginario da cui è derivato l’assalto a Capitol Hill del 2021.
Si parla di propaganda computazionale quando l’attività di propaganda e disinformazione viene attutata attraverso i mezzi digitali – piattaforme, social, Llm… – per diffondere narrative interamente o parzialmente false, sfruttando «i limiti attenzionali e le euristiche di scelta collegate alla selezione dell’informazione attraverso la diffusione personalizzata di messaggi emotivamente allarmanti, minacce reali o immaginarie e teorie del complotto che catturano l’attenzione più di altri contenuti» (p. 101).
Per quanto la propaganda computazionale nasca e si dispieghi nell’ambiente digitale, sottolinea Di Corinto, i suoi effetti sono spesso amplificati dai media tradizionali che, più o meno volontariamente, contribuiscono a collocarla all’interno dell’agenda mediatica ufficiale fornendole autorevolezza. Paradossalmente, la ripresa da parte dei media tradizionali della propaganda veicolata da media che, spesso, si presentano come alternativi ad essi, crea un cortocircuito utile alla diffusione di quei contenuti anche in ambienti originariamente restii ad accettarli.
Di Corinto si sofferma anche sulle differenze tra infowar, netwar e cyberwar. Con infowar si fa riferimento a un concetto di ambito militare fatto proprio, negli anni Novanta, dagli attivisti politici per indicare la diffusione di comunicazione alternativa attraverso il web, mentre con netwar si indica il ricorso alla rete da parte degli attivisti per praticare azioni di disobbedienza e di interferenza sociale. Se infowar e netwar, spiega l’autore, hanno a che fare con pratiche di conflitto tipiche dell’hacktivism, ben diverso è il caso della cyberwar. Quest’ultimo termine si riferisce alla guerra cibernetica,
cioè una guerra che si tiene nel cyberspace e che usa l’informatica, la cibernetica e le reti di comunicazione al pari di armi convenzionali, per definizione appannaggio degli Stati e degli eserciti. La cyberwar punta a smantellare i sistemi di comando, controllo e comunicazione del nemico in una maniera intenzionale e pianificata impiegando ingenti risorse computazionali centralizzate e facendo uso di cyber-armi come backdoor, botnet, malware, software exploit e virus trojan (p. 117).
A differenza della net-war che, per il suo carattere discontinuo e asimmetrico, rappresenta una forma di guerriglia portata sul web, la cyberwar si caratterizza per gli attacchi informatici contro uno Stato-nazione capaci di produrre danni significativi sia in termini di messa fuori uso di sistemi informatici vitali per il Paese, che in termini di vite umane, soprattutto civili.
L’autore sottolinea come nel parlare di hacktivism si faccia riferimento a una pratica decisamente mutata nel corso del tempo: si è infatti passati dalle azioni di gruppi decentralizzati, destrutturati e dalla composizione variegata che, per quanto spesso focalizzati su una causa specifica, mirano in qualche modo al cambiamento sociale, a gruppi strutturati e organizzati, dotati di tecnologie sofisticate, supportati, sebbene raramente in maniera esplicita, direttamente dai governi. Si tratta, insomma, di veri e propri gruppi mercenari al soldo chi può permetterseli.
Alla luce del ruolo assunto da questo nuovo tipo di hacker e hacktivisti nei conflitti ibridi russo-ucraino e mediorientale, ricostruito dall’autore, emerge con forza il problema centrale su cui insiste il volume: quello della sovranità digitale dei singoli Paesi. L’hacktivism contemporaneo entra prepotentemente nelle guerre guerreggiate in un contesto in cui si afferma la guerra cognitiva.
Ogni società ricorre infatti a delle narrazioni per fare progredire i gruppi sociali che la compongono verso mete utili alla collettività. […] La creazione di consenso attorno a queste narrazioni si basa su storie condivise e la loro forza dipende dall’innesco di meccanismi psicologici. Questi principi sono manipolati costantemente da specifici attori. La propaganda è una forma di narrazione e condivisione di storie collettive, mentre la disinformazione si basa su distorsioni narrative, bias psicologici e tecnologie persuasive. Con l’avvento del digitale e dei social network è più facile propagandare narrazioni vere, false o inventate. […] È l’apoteosi dei servizi di intelligence che operano secondo la logica delle Misure attive, l’insieme di strumenti volti a manipolare la percezione di un target, per portare il loro attacco, l’attacco alla mente (p. 172).
Lungi dall’essere appannaggio di regimi totalitari reali o immaginati dalla fiction del passato, oggi la disinformazione di massa ha assunto una dimensione industrializzata, apparentemente democratizzata dall’intelligenza artificiale, accessibile a chi voglia hackerare non tanto un sistema informatico, ma la percezione della realtà, l’immaginario.
Guerra profonda offre una riflessione sul rapporto tra tecnologia, informazione e potere, evidenziando come le pratiche di hackeraggio, disinformazione e i sistemi automatizzati abbiano assunto centralità nei conflitti del nuovo millennio. Di Corinto, anche alla luce del suo ruolo di consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, pone in evidenza il problema della sovranità digitale, per chi invece voglia affrontare il complesso contesto delineato dall’autore in un’ottica votata al cambiamento sociale si tratta di vedere come farlo.
DEEPSEEK 21-7-26
Ecco una scheda completa di presentazione del libro "Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti" di Arturo Di Corinto.
SCHEDA DI PRESENTAZIONE
Titolo:
Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi
conflitti
Autore: Arturo Di Corinto
Prefazione:
Roberto Baldoini
Editore: Luiss University
Press (Roma)
Anno: 2026
Pagine:
220
Prezzo: € 22,00
ISBN:
9791255964278
Formato: Cartaceo / EPUB (0.7 MB)
1. L'AUTORE
Arturo Di Corinto è una delle voci più autorevoli e riconosciute in Italia in materia di cybersicurezza, digital policy e diritto dell'informazione. Giornalista, saggista e consulente, vanta un'esperienza pluridecennale nell'analisi dell'impatto delle tecnologie digitali sulla società e sulle dinamiche di potere. Il suo ruolo come consigliere dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) gli conferisce una prospettiva unica, che intreccia la rigorosa analisi accademica con la conoscenza diretta delle sfide operative e geopolitiche del settore.
2. IL LIBRO IN BREVE (Sinossi)
Viviamo nell'era della sorveglianza totale e della guerra permanente. Ma il campo di battaglia non è più un territorio conteso; è il flusso stesso di dati che alimenta i nostri smartphone, i social network e le infrastrutture critiche. In "Guerra profonda", Arturo Di Corinto squarcia il velo su un conflitto invisibile che ridefinisce ogni giorno i confini del potere reale. Un conflitto combattuto con algoritmi, intelligenza artificiale, satelliti e troll farm, dove il fronte è rappresentato dalle nostre menti e i civili sono i primi bersagli.
Il libro analizza in profondità la progressiva erosione della sovranità digitale degli Stati, messa in discussione dal potere smisurato di poche Big Tech e dalla crescente dipendenza tecnologica. Attraverso episodi concreti – come l'attacco alla rete satellitare Viasat in Ucraina, il sabotaggio dei cavi sottomarini nel Mar Baltico e la guerra cognitiva orchestrata da attori statali e non statali – Di Corinto dimostra come la disinformazione di massa sia ormai industrializzata, democratizzata dall'AI e accessibile a chiunque voglia hackerare la percezione della realtà. Il risultato è un'analisi lucida e preoccupante della fine del vecchio ordine globale, dove la libertà di miliardi di persone è la posta in gioco più alta.
3. STRUTTURA E CONTENUTI (Indice ragionato)
Il volume si sviluppa in un percorso logico che va dalla definizione del nuovo teatro di guerra alle sue applicazioni pratiche, fino a uno sguardo al futuro.
Premessa (Prefazione, Introduzione): Introduce il concetto di "guerra profonda" e la pericolosa relazione tra potere politico e digitale, delineando struttura e obiettivi dell'indagine.
Parte I - Il nuovo campo di battaglia:
Capitolo 1 (La sovranità di Internet): Analizza lo scontro epocale tra Stati e Big Tech per il controllo della rete, esplorando i rischi della frammentazione e la necessità di un'autonomia strategica.
Capitolo 2 (Internet, trincea della cyberguerra): Definisce la natura ibrida del conflitto moderno, unendo attacchi cibernetici, disinformazione e minacce ibride.
Parte II - La guerra nell'era dell'AI:
Capitolo 3 (AI, cyberattacchi e disinformazione): Esamina il ruolo rivoluzionario dell'Intelligenza Artificiale, dalla guerra algoritmica all'"empatia artificiale", fino al rischio che l'AI venga "hackerata" per colpire gli umani.
Capitolo 4 (Attacco alla mente): Si addentra nella guerra cognitiva, analizzando le tecnologie della persuasione, l'hacking cerebrale, la propaganda computazionale e gli eserciti di troll.
Parte III - Gli attori e i conflitti reali:
Capitolo 5 (Le interferenze hacker): Traccia l'evoluzione dell'hacktivism, dalle origini come attivismo sociale alla sua trasformazione in struttura paramilitare, spiegando le differenze tra infowar, netwar e cyberwar.
Capitolo 6 (Il conflitto russo-ucraino): Un caso di studio concreto sulle psy-ops e gli attacchi cibernetici, analizzando il ruolo di gruppi come Killnet, Legion e NoName(057)16, con un focus sugli effetti della disinformazione in Italia.
Capitolo 7 (Il conflitto Israele-Hamas): Esplora la cyberguerra in Medio Oriente, gli attacchi informatici, la propaganda e il ruolo determinante delle Big Tech nel conflitto, fino alla tensione cibernetica tra Israele e Iran.
Conclusioni:
Capitolo 8 (Idee per il futuro) ed Epilogo: Offrono una riflessione sulle prospettive future e sulla necessità di difendersi da un conflitto in cui "nessuno è civile".
Apparati: Glossario, Ringraziamenti e Bibliografia per approfondire.
4. I TEMI CHIAVE (Cosa rende il libro unico)
La Sovranità Digitale come questione centrale: Il libro non si limita a descrivere gli attacchi, ma pone il problema politico fondamentale: come possono gli Stati democratici mantenere il controllo del proprio destino se le infrastrutture e i dati sono nelle mani di poche aziende private straniere?
La "Guerra Cognitiva": Di Corinto spiega in modo chiaro come l'obiettivo primario non sia più distruggere un esercito, ma manipolare la percezione della realtà delle popolazioni, generando paura, sfiducia e caos sociale.
L'Evoluzione dell'Hacktivism: Viene demistificata l'idea dell'hacker solitario. Il libro mostra la trasformazione degli attivisti digitali in gruppi strutturati, spesso al soldo di governi, che agiscono come veri e propri mercenari della guerra ibrida.
La Disinformazione Industrializzata: L'autore evidenzia come l'AI abbia reso la propaganda un processo automatico e scalabile, capace di creare infinite realtà alternative e di aggirare i tradizionali sistemi di fact-checking.
5. PERCHÉ LEGGERLO
"Guerra profonda" è un saggio necessario per chiunque voglia comprendere il mondo contemporaneo. Non è un libro solo per addetti ai lavori, ma per cittadini consapevoli che vogliono capire come funziona il potere nell'era digitale.
Chiarezza e Rigore: Di Corinto traduce concetti complessi (cybersicurezza, geopolitica, AI) in un linguaggio accessibile senza banalizzarli, supportato da una solida documentazione e casi di studio attualissimi.
Attualità: I casi analizzati (dal conflitto ucraino a quello mediorientale, dal ruolo di Musk a quello di Thiel) sono tratti dalla cronaca più recente, rendendo la lettura estremamente coinvolgente.
Senso Critico: Il libro fornisce gli strumenti per decodificare la realtà, aiutando il lettore a difendersi dalla manipolazione e a comprendere le vere poste in gioco della transizione tecnologica in corso. Come sottolineato nella recensione di Gioacchino Toni, il volume è fondamentale per chi voglia "affrontare il complesso contesto delineato [...] in un'ottica votata al cambiamento sociale".
6. GIUDIZIO CRITICO (Dalla recensione di Gioacchino Toni)
"Risulta ormai evidente come l’importanza assunta dalle tecnologie digitali nell’esercizio del potere contemporaneo abbia di fatto esteso all’ambito tecnologico la competizione internazionale [...] Il volume di Arturo Di Corinto mette in luce come cybersicurezza, informazione digitale e nuove tecnologie stiano ridefinendo profondamente le dinamiche contemporanee del conflitto e della competizione internazionale."
La recensione sottolinea l'importanza del concetto di "guerra algoritmica" e di come l'opinione pubblica venga modellata "più dagli impulsi emotivi che dall'oggettività dei fatti", evidenziando il rischio di un immaginario collettivo plasmato da sistemi di IA autoreferenziali. Toni conclude definendo il libro una riflessione fondamentale sul rapporto tra tecnologia, informazione e potere, che pone con forza il problema della sovranità digitale come sfida ineludibile per il futuro delle democrazie.
Questa risposta è generate da IA. Controllarne l'accuratezza.
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CLAUDE 21-7-26
Scheda descrittiva
Autore: Arturo Di Corinto Titolo: Guerra profonda. Hacker, bugie e l'architettura segreta dei nuovi conflitti Prefazione: Roberto Baldoini Editore: Luiss University Press, Roma Anno: 2026 Pagine: 220 Prezzo: € 22,00 ISBN: 9791255964278 Tipo di testo: Saggio di divulgazione politico-tecnologica, con impianto analitico su cybersicurezza, geopolitica digitale e teoria dei conflitti ibridi Fonti utilizzate per la scheda: scheda editoriale/quarta di copertina, indice del volume, recensione di Gioacchino Toni (Sinistrainrete, 2026)
Occhiello
La guerra del XXI secolo non si combatte (solo) con le armi convenzionali, ma con algoritmi, satelliti e troll farm: Di Corinto ricostruisce l'architettura di un conflitto permanente che attraversa cavi sottomarini, piattaforme social e infrastrutture cognitive, ponendo al centro il problema irrisolto della sovranità digitale.
Parole chiave: sovranità digitale; guerra cognitiva; guerra algoritmica; disinformazione; hacktivism; cyberwar; Big Tech; intelligenza artificiale
Abstract
Il volume di Arturo Di Corinto — consulente dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale — propone una mappatura sistematica dei conflitti contemporanei condotti attraverso mezzi digitali. Muovendo dalla tesi che la competizione tecnologica abbia ormai assorbito in sé le logiche della competizione militare e commerciale tradizionale, l'autore distingue analiticamente cyberwar, infowar, netwar e guerra cognitiva, per poi applicare questo apparato concettuale a due casi di studio: il conflitto russo-ucraino (con particolare attenzione al gruppo Killnet/NoName057(16) e alle sue ricadute disinformative in Italia) e il conflitto israelo-palestinese. Il filo conduttore è il tema della sovranità digitale: nessuno Stato può oggi raggiungere piena autosufficienza tecnologica, e questa dipendenza strutturale da infrastrutture private (Starlink di Musk, Palantir di Thiel e Karp) mette in crisi la capacità degli Stati democratici di difendere i propri cittadini e le proprie istituzioni. Il libro si chiude con una riflessione propositiva ("Idee per il futuro") e un glossario tecnico.
Analisi per punti
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Cornice teorica generale. Il libro parte da una premessa storico-politica: il potere digitale ha esteso la competizione internazionale, tradizionalmente riservata ai piani militare e commerciale, anche al piano tecnologico. Nessuna sovranità tecnologica piena è oggi possibile, dato che presupporrebbe autonomia progettuale, capacità di imporre standard globali, controllo delle infrastrutture distributive e disponibilità di materie prime.
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Sovranità digitale come categoria-chiave (cap. 1). Di Corinto imposta il rapporto Big Tech / Big State come un confronto ineguale: le corporation private (Musk, Thiel, Karp) esercitano funzioni un tempo sovrane — dalla connettività bellica alla capacità predittiva di intelligence — sottraendole agli Stati.
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Tassonomia dei conflitti digitali (capp. 2-5). L'apparato concettuale distingue con precisione:
- cyberwar: guerra cibernetica in senso stretto, appannaggio di Stati ed eserciti, che utilizza malware, botnet ed exploit come armi convenzionali per smantellare sistemi di comando e controllo nemici;
- infowar e netwar: categorie di origine militare riappropriate negli anni '90 dall'attivismo politico per indicare rispettivamente la comunicazione alternativa in rete e le pratiche di disobbedienza digitale;
- guerra cognitiva: sfruttamento dell'opinione pubblica da parte di un soggetto esterno per destabilizzare istituzioni e influenzare politiche pubbliche, agendo su percezione, paura e frustrazione collettiva. Su questa base l'autore innesta il concetto di "guerra algoritmica": l'uso di IA generative e sistemi automatizzati per raccogliere dati, decidere e agire a velocità sovra-umana, trasformando gli utenti Internet in "terminali di senso e soldati passivi" dell'infowar.
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Meccanismo della propaganda computazionale. Un passaggio analiticamente rilevante riguarda il cortocircuito tra media alternativi/social e media tradizionali: questi ultimi, riprendendo (anche criticamente) narrazioni propagandistiche nate in ambienti digitali marginali, finiscono per conferire loro autorevolezza e per introdurle nell'agenda mediatica ufficiale, amplificandone involontariamente la portata.
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Casi di studio (capp. 6-7). L'applicazione empirica della tassonomia riguarda due teatri: il conflitto russo-ucraino, con approfondimento sulla struttura paramilitare degli hacktivisti russi (Killnet, Legion, NoName057(16)) e sui suoi effetti disinformativi in Italia; e il conflitto Israele-Hamas/Iran, con analisi degli attacchi informatici e delle operazioni di influenza pro-Pal vs Israele e del ruolo delle Big Tech nel conflitto mediorientale.
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Rischio sistemico. La tesi di fondo è che la disinformazione di massa si sia industrializzata e "democratizzata" dall'IA — nel senso paradossale di un accesso di massa a strumenti di manipolazione della percezione, non certo di un potenziamento della facoltà critica dei cittadini. L'esito paventato è la fine dell'ordine globale novecentesco, delle sue leggi e istituzioni, in un contesto in cui — secondo la formula dell'autore — "nessuno è civile: siamo tutti bersagli".
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Posizionamento geopolitico comparato. Il volume passa in rassegna modelli nazionali alternativi di gestione della sovranità digitale: il RuNet russo, il social scoring cinese, e l'Europa, descritta come attore che regolamenta (AI Act, DSA/DMA) senza tuttavia produrre autonoma capacità tecnologica — una critica implicita al modello europeo di "potenza normativa senza potenza industriale".
Elenco concetti-soggetti chiave
- Sovranità digitale
- Guerra cognitiva / guerra algoritmica
- Cyberwar, infowar, netwar (tassonomia)
- Disinformazione e propaganda computazionale
- Hacktivism (evoluzione da movimento sociale decentrato a struttura paramilitare/mercenaria)
- Big Tech come attore geopolitico (Musk/Starlink, Thiel-Karp/Palantir)
- Conflitto russo-ucraino: Killnet/NoName057(16)
- Conflitto israelo-palestinese
- Intelligenza artificiale generativa e autoreferenzialità informativa
- Modelli nazionali di governance digitale (RuNet, social scoring cinese, regolamentazione UE)
Conclusione critica
Il valore principale del volume sta nella sua funzione di sistematizzazione tassonomica: la distinzione tra cyberwar, infowar, netwar e guerra cognitiva — spesso usate in modo intercambiabile nel dibattito pubblico — fornisce uno strumento analitico utile per leggere fenomeni altrimenti trattati in modo impressionistico. Anche l'individuazione del meccanismo di amplificazione reciproca tra media alternativi e media mainstream nella propaganda computazionale è un'osservazione empiricamente solida e spendibile.
Sul piano dei limiti, tuttavia, vanno segnalati alcuni nodi che la recensione di Toni lascia intravedere e che meritano attenzione:
- Simmetria formale fra attori asimmetrici. L'affermazione secondo cui "in questo conflitto nessuno è civile, siamo tutti bersagli" rischia di appiattire in un'unica cornice fenomenica (la "guerra ibrida generalizzata") dinamiche di potere strutturalmente diseguali: la capacità offensiva di uno Stato-nazione o di una corporation come Palantir non è comparabile a quella di un utente Internet trasformato in "terminale passivo". Il rischio è una lettura che, enfatizzando l'ubiquità del conflitto cognitivo, sfumi la distinzione tra chi esercita potere infrastrutturale e chi lo subisce.
- La categoria di "guerra cognitiva" applicata a fenomeni eterogenei. Lo stesso recensore accosta, come esempi di guerra cognitiva, le rivoluzioni colorate postsovietiche sostenute da attori occidentali e l'assalto a Capitol Hill del 2021 come prodotto dell'immaginario alt-right interno agli USA. Si tratta di due fenomeni con genealogie, attori e rapporti di forza molto diversi (ingerenza esterna vs. dinamica di polarizzazione domestica), e la loro sussunzione sotto un'unica etichetta analitica ("guerra civile cognitiva") pone un problema metodologico che il testo, a quanto risulta dai materiali disponibili, non sembra sciogliere con sufficiente rigore concettuale.
- Impianto più descrittivo-tassonomico che strutturalmente causale. Rispetto allo standard metodologico applicato ad altri testi di questo corpus — che distingue tra analisi strutturale/di classe delle cause di un fenomeno e sua trattazione come mera "correzione tecnica" o fenomenologia da classificare — Guerra profonda si colloca prevalentemente nel secondo registro: è un lavoro di mappatura e classificazione (utile, denso di casi) più che di spiegazione causale strutturale del perché la sovranità digitale sia stata eroso a vantaggio di specifici attori capitalistici (Big Tech). Il nesso tra concentrazione oligopolistica del capitale tecnologico e crisi della sovranità statale è nominato (Musk, Thiel, Karp) ma non sviluppato in termini di economia politica: manca, per quanto emerge dai materiali disponibili, un'analisi delle determinanti strutturali (accumulazione, rendita da piattaforma, finanziarizzazione del settore tech) che spieghi perché queste corporation abbiano acquisito tale potere, limitandosi a registrarne gli effetti geopolitici.
- La critica all'Europa come "regolatrice senza potenza industriale" è condivisibile ma resta anch'essa descrittiva: non è chiaro, sulla base dei materiali disponibili, se il testo affronti le cause politico-economiche di questo deficit (assenza di un capitale pubblico europeo orientato all'industria tech, subalternità del mercato unico digitale al capitale statunitense e cinese) o si limiti a constatarlo.
- Autorevolezza istituzionale dell'autore come chiave di lettura. Il ruolo di Di Corinto come consulente dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, richiamato anche dal recensore, va tenuto presente: è una posizione che garantisce accesso a informazioni di prima mano sul dibattito tecnico-securitario italiano, ma che orienta plausibilmente l'ottica del testo verso una prospettiva di difesa e resilienza istituzionale piuttosto che verso una critica radicale dei rapporti di proprietà che generano l'asimmetria di potere descritta.
In sintesi: opera di buona utilità informativa e tassonomica, con casi di studio aggiornati e concettualmente utili (specie sulla struttura paramilitare dell'hacktivismo filorusso), ma la cui forza esplicativa si concentra sulla fenomenologia del conflitto digitale più che sulle sue radici strutturali nei rapporti di produzione e proprietà del capitalismo digitale — un limite che va tenuto presente nel collocare il testo rispetto ad altri titoli del corpus a impianto più marcatamente critico-strutturale.
Nota: la scheda è stata redatta sulla base della scheda editoriale, dell'indice del volume e della recensione di Gioacchino Toni; non è stata effettuata lettura diretta del testo integrale. Le valutazioni critiche relative all'assenza di analisi strutturale sono pertanto formulate con la cautela dovuta a una fonte secondaria e andrebbero verificate su una lettura del volume completo.
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